Visione notturna del deserto: il cratere infuocato che non dorme mai!

Visione notturna del deserto: il cratere infuocato che non dorme mai!
Cratere

Nel cuore scuro e desolato dell’Asia Centrale, si nasconde un abisso di fuoco che brucia incessantemente da oltre mezzo secolo. Un misterioso cratere, battezzato con un nome che evoca visioni apocalittiche: la Porta dell’Inferno. E non si tratta di una metafora letteraria o di un prodotto dell’immaginazione collettiva, il Darvaza Gas Crater, come è noto scientificamente, è un inferno terrestre che arde dal lontano 1971.

La leggenda narra che il cratere, situato nel cuore del deserto del Karakum in Turkmenistan, sia stato creato dall’uomo, un errore fatale compiuto da ingegneri sovietici in cerca di gas naturale. Questi moderni Prometei, scavando nella terra, toccarono una sacca di gas sotterranea che, cedendo sotto il peso delle loro macchine, inghiottì un intero campo di trivellazione. Ma il peggio doveva ancora venire. Per evitare la fuoriuscita di gas metano, una sostanza letale e inquinante, decisero di dar fuoco al cratere, nella speranza che le fiamme si estinguessero in poche settimane.

Con orrore e stupore, il fuoco invece non si è mai spento. Da quel giorno, la Porta dell’Inferno irradia la sua luce infernale nel cielo notturno, un faro di fiamme in mezzo al nulla, visibile a chilometri di distanza. Le sue dimensioni sono da brivido: il cratere misura circa 70 metri di diametro e i suoi abissi di fuoco raggiungono i 20 metri di profondità. Un rogo eterno che ha resistito a decenni di intemperie e che continua a bruciare senza tregua, lanciando una sfida ardente al tempo e alla natura.

L’immagine della Porta dell’Inferno è tanto spettacolare quanto spaventosa. Le fiamme danzano in una coreografia infernale, dipingendo il cielo con tonalità arancioni e rosse, mentre il calore si fa sentire anche a distanza. Un panorama che attrae viaggiatori e curiosi da ogni angolo del globo, ansiosi di testimoniare con i propri occhi questo spettacolo pirotecnico della natura, una danza di fuoco che non conosce fine.

Il governo turkmeno, consapevole del potenziale turistico e al tempo stesso della minaccia ambientale che il cratere rappresenta, ha oscillato tra l’intento di spegnere le fiamme e quello di capitalizzare sull’attrazione che esercita. Il Presidente Gurbanguly Berdimuhamedow, in un atto simbolico, ha persino lanciato una sfida al fuoco, ordinando che le fiamme venissero spente, ma la Porta dell’Inferno non sembra intenzionata a cedere.

In questa eterna battaglia tra l’uomo e la forza inarrestabile della natura, la Porta dell’Inferno rappresenta un monito: un ricordo vivo e ardente dell’audacia umana, dell’errore e delle sue conseguenze imprevedibili. Un avvertimento che risplende nel buio, un faro di fuoco che ci ricorda la vulnerabilità e la potenza della Terra, una voragine incandescente che, nel silenzio del deserto, sembra sussurrare gli antichi segreti di un mondo che brucia da tempo immemore.