Mascolinità tossica: un concetto senza significato per la Gen Z?

Mascolinità tossica: un concetto senza significato per la Gen Z?
Gen Z

In un’epoca segnata da sconvolgimenti sociali e rivoluzioni culturali, la questione del femminismo è tornata prepotentemente alla ribalta del dibattito pubblico. Curiosamente, sembra che vi sia una divergenza di opinioni tra le generazioni, con la Gen Z che mostra un’attitudine sorprendentemente più critica verso il femminismo rispetto ai Baby boomer.

La Gen Z, composta da individui nati tra la metà degli anni ’90 e gli anni 2010, è cresciuta in un mondo dove l’uguaglianza di genere è stata un tema centrale dell’agenda sociale. Sarebbe logico attendersi da loro un sostegno quasi incondizionato alla causa femminista. Eppure, il panorama è più sfumato di quanto si possa immaginare.

Contrariamente alle aspettative, non sono pochi i giovani di questa generazione che vedono nel femminismo una problematica anziché una soluzione. Mentre il movimento femminista ha lottato e continua a lottare per la parità di diritti e opportunità tra i sessi, alcuni membri della Gen Z ritengono che possa essere divenuto una forza divisiva, che piuttosto che unire contribuisce a creare fratture nella società.

La questione è complessa e radicata in un contesto di cambiamenti veloci, dove i media sociali hanno un ruolo predominante. Attraverso piattaforme come Twitter, Instagram e TikTok, le idee si diffondono e si scontrano ad una velocità senza precedenti. Non è raro che il femminismo venga rappresentato in maniera estremizzata, e quindi possa essere percepito da alcuni come un’estensione dell’attivismo radicale piuttosto che un movimento inclusivo e di equità.

I Baby boomer, invece, hanno un rapporto diverso con il femminismo. Essi sono stati testimoni e, in molti casi, protagonisti degli sviluppi storici che hanno plasmato il femminismo moderno. Dagli anni ’60 in poi, hanno assistito a conquiste significative, come il diritto di voto, una maggiore parità in ambito lavorativo e l’affermazione di diritti sessuali e riproduttivi. Questa prospettiva li porta a vedere il femminismo sotto una luce maggiormente positiva, come un motore di progresso e giustizia sociale.

La discrepanza tra le due generazioni è emblematica di un fenomeno più ampio: la continua evoluzione del concetto di femminismo e il suo adattamento alle sfide del nuovo millennio. È indubbio che i dibattiti interni al movimento, così come le critiche esterne, giochino un ruolo cruciale nel determinare la percezione pubblica del femminismo.

Si apre quindi un dialogo generazionale che vede la Gen Z sfidare alcune delle ipotesi fondamentali del femminismo tradizionale. È una generazione che cerca autonomia di pensiero e che non si accontenta di aderire passivamente a ideologie preconfezionate. Richiede un femminismo che sia rilevante per la loro realtà, che tenga conto della diversità e della complessità delle identità moderne.

L’attuale dibattito sul femminismo riflette le tensioni e le sfide di un mondo in rapida trasformazione. La Gen Z, con la sua inclinazione a rivedere criticamente il femminismo, non rifiuta il concetto di uguaglianza di genere, ma solleva interrogativi sull’efficacia e l’inclusività delle strategie attuali.